#daunideadistefanoaccorsi

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Sta impazzando nella rete e sui social, diventando il tormentone del momento.

Potevamo non occuparcene anche noi?

Solo che, nel nostro caso, il punto di vista è differente.

Del resto la proprietà intellettuale è il nostro pane quotidiano.

Ma andiamo con ordine.

Ecco i fatti.

Per diverse settimane Sky ha pubblicizzato il suo nuovo prodotto  “1992 … da un’idea di Stefano Accorsi”.

Personalmente, io che nel 1992 avevo 10 anni e che legavo l’immagine di Stefano Accorsi a “Jack frusciante è uscito dal gruppo”, ho pensato ad un remake del celebre “two gust is megli che one”.

Trattasi, invece,  di una “fiction” (mi perdoneranno gli esperti del settore per le imprecisioni) dedicata al periodo di “mani pulite” e “tangentopoli” o giù di lì.

Per quello che interessa in questa sede, qualunque sia l’oggetto dell’idea, la cosa che è risultata chiara a tutti è che quell’IDEA E’ DI STEFANO ACCORSI.

Il Web, come al solito, non si è lasciato sfuggire l’occasione e da qualche settimana #tuttoèunideadistefanoaccorsi.

Situazioni e battute esilaranti vengono ribattezzate con questo simpatico tormentone.

Il punto che vogliamo analizzare, però, è un altro.

Cosa vuol dire in termini giuridici?

Vuol dire che, mentre la rete si diverte e giocare con un simpatico tormentone, Stefano Accorsi, cioè quello che ha avuto l’idea non ha fatto altro che tutelare la paternità di quell’idea, pretendendo evidentemente di essere menzionato in modo chiaro affinchè si comprendesse in modo incontrovertibile che egli è l’autore del prodotto intellettuale in questione.

Ha difeso in tal modo la sua proprietà intellettuale, legando ad essa non solo la sua paternità morale ma, evidentemente,  anche diritti  di tipo economico.

Quindi, cari bontemponi, mentre voi vi divertite a cercare le più improbabili ed esilaranti #ideedistefanoaccorsi, lui non ha fatto altro che proteggere i suoi diritti e, perché no, il suo conto in banca.

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